La Turba di Cantiano

Cosa vedere a Pasqua nelle Marche

La Turba di Cantiano (PU) è una delle più antiche rappresentazioni della Passione di Gesù Cristo, qualcosa di insolito e sicuramente interessante da vedere in questo periodo nelle Marche..

Di rappresentazioni pasquali ce ne sono moltissime ma poche raggiungono i livelli di partecipazione e di intimità della Turba di Cantiano, un piccolo paese delle Marche insignito della Bandiera arancione.

Storia, teatro, passione, spiritualità e cultura: La Turba, a Cantiano, è tutto questo.

Trae le sue radici nel periodo medievale quando nacquero le grandi processioni dei penitenti: la turba era infatti il nome attribuito alla folla che invocava la pace nel Duecento, sostenuta dagli ordini mendicanti che si diffusero fra Marche e Umbria intorno alla metà del secolo. 

Anche Cantiano, posto sulla via Flaminia, accolse la “turba” di penitenti che procedevano flagellandosi, implorando la pace  e invocando l’aiuto della Vergine Maria nei momenti di povertà.

Processioni imponenti si susseguirono nei secoli, ma fu nel 1939 che iniziò la tradizione teatrale e che il borgo divenne una scena all’aperto. Prima si mimava, per intenderci, dal quell’anno si iniziò a recitare. Tutti i cantianesi, prima o poi, recitano.

Tutto si svolge il Venerdì Santo, Cantiano si trasforma in un grande teatro all’aperto, con elementi scenografici architettonici e orografici, figuranti in costume, suggestioni visive, sonore e spirituali. 

La rappresentazione si tiene qualsiasi siano le condizioni climatiche.

Le tre piazze sono vicine ma separate tra loro e il Calvario è un colle proprio sopra al paese, visibile dalle strade, disseminate di ruderi della rocca medievale. Ci si ritrova immersi in un altro spazio-tempo, dove si può vivere un’esperienza sia da fedeli sia da spettatori laici.

Tutto inizia con il suono del battistrangola sulle porte del paese: sono le 5 del mattino, e un gruppo di ragazzi dà la sveglia a quanti sono intenzionati a partecipare alla Visita alle Sette Chiese. Da quel momento ognuno si mette in moto: chi ripassa la parte, chi deve pensare all’ordine pubblico, chi in cucina prepara le prelibatezze del periodo pasquale, chi dà un ritocco alla scenografia. I turbanti si attivano, in un grande rito collettivo. 

Alle 5.30 del mattino inizia il giro delle sette Chiese di Cantiano e lungo le strade del borgo riecheggiano canti e preghiere che preannunciano l’inizio del Venerdì Santo.

Lo spettatore attende l’inizio del percorso e la sensazione è quella di fare parte di un’opera teatrale collettiva, sentita e passionale.

Piazza Luceoli e il Parco della Rimembranza sono il palcoscenico delle scene di Cospirazione, tradimento di Giuda e Ultima Cena, mentre il colle S. Ubaldo è il luogo deputato alla Crocefissione, al quale si arriva dopo la lunga processione tra i vicoli del paese.

Alle 15.30 dopo la funzione liturgica nella Chiesa della Collegiata si prosegue con la processione del SS. Crocifisso e della Madonna Addolorata, scandita dai rintocchi di quattro chiese, fino al colle di S. Ubaldo.

Dalle ore 20.00 si aspetta l’inizio della Sacra rappresentazione. Quando scende la sera nel borgo medievale e all’ombra del Monte Catria, l’atmosfera cambia: ogni azione si carica di un significato storico, religioso e simbolico. Il suono cupo dei tamburi romani preannuncia l’epilogo, i canti e le laudi che gruppi di attori vestiti da popolani intonano sui sagrati delle chiese principali: la Collegiata, S. Agostino e S. Nicolò. Nel contempo soldati a cavallo e a piedi sfilano per Cantiano a suon di tamburi.

Alle 20.45 a Piazza Luceoli va in scena il primo atto della Turba “Cospirazione e tradimento di Giuda”, alle 21.00 al Parco della Rimembranza assistiamo alla “Cena Pasquale”.

Alle 21.45 il “Processo e la Condanna”: da questo momento siamo nel cuore dell’azione drammatica, uno dei più sentiti di tutta la rappresentazione. 

Sono le 22.30: una lunghissima processione illuminata da fiaccole e bracieri si sposta sul Monte S. Ubaldo.
Solo un numero limitato di spettatori può assistere, da vicino, alla salita sul Monte Calvario
La manifestazione si conclude alle ore 23.00,  con un momento spettacolare: tre croci vuote vengono innalzate verso il cielo e si preannuncia l’attesa Resurrezione,  al canto del “Te Deum”, chi prende parte a questo evento ritorna a casa pieno di emozioni e consapevole di aver vissuto un’esperienza con una valenza storica, artistica e religiosa unica.

Cantiano conserva una rete di vicoli storici intervallati da chiese, piazzette e casette a mattoncini. Il borgo è curato in ogni suo dettaglio dai suoi stessi abitanti, sempre attenti alla tutela del patrimonio storico-artistico e paesaggistico e alla preservazione della tradizione.

Il Museo GeoTerritoriale consente di fare un tuffo nel passato grazie ad una presentazione didattica ed esemplificativa delle fasi evolutive del pianeta Terra fino alla nascita di Cantiano, mentre il Museo Archeologico e della Via Flaminia “G. C. Corsi“ conserva reperti strettamente legati al territorio.

La storia di Cantiano, però, è anche intrisa di sapori e profumi tipici. 

Il primo è il pane di Chiaserna, prende il nome dalla frazione di 600 abitanti ai piedi del Catria: ha un sapore particolare perché è preparato in filoni di forma allungata leggermente schiacciata, è privo di sale ed ha un caratteristico colore dorato.

La preparazione è un segreto custodito gelosamente dai panettieri dei tre forni storici che ancora producono questa varietà tipica della zona.
Qual è l’elemento che rende unico questo pane? L’acqua, che sgorga pura dalle sorgenti del Catria, utilizzata nell’impasto e unita al lungo processo di lievitazione naturale senza l’uso di additivi e conservanti.

L’altro grande sapore di Cantiano è la visciola, una ciliegia selvatica che cresce lungo la Via Flaminia, iscritta nell’elenco ufficiale dei prodotti agro-alimentari tradizionali della regione Marche. 

Nei secoli è stata utilizzata per la produzione di marmellate, frutta sciroppata e per il famoso Vino di Visciola.

L’uso di questo frutto è conosciuto da tempo: all’inizio del Novecento, due imprenditori del posto producevano questo composto di visciole conservate in sciroppo zuccherato: l‘Amarena di Cantiano era talmente buona che persino la Real Casa di Savoia ne richiese una fornitura nel 1928, come attestano i documenti storici dell’epoca.

Pasqua è davvero un ottimo periodo per una gita nelle Marche!

Volete un altro motivo? Leggete il nostro articolo sulla cucina pasquale nelle marche.

Consigli utili:

Per entrare nello spirito giusto e vivere pienamente la Turba di Cantiano vi consigliamo di arrivare nel primo pomeriggio.
Vicino via IV Novembre è stato allestito un punto informazioni sul programma e su dove mangiare i piatti caratteristici dell’antica cucina marchigiana o dove trovare i prodotti tipici del periodo pasquale.

Da provare assolutamente:

  • la marmellata o il vino di visciole (ciliegie selvatica)
  • la crescia (pane/pizza) con i tipici salumi marchigiani

Come raggiungere Cantiano:

In automobile: Cantiano è situato sulla Via Flaminia che congiunge Roma a Fano. L’uscita dell’autostrada A14 collega nord e sud d’Italia.
In treno: la fermata più vicina per tutti coloro che vengono dal nord d’Italia è Fano mentre per chi viene dal sud è Fossato di Vico-Gubbio

Dal Raffaello Residence: una volta qui da noi, vi daremo tutte le indicazioni!

Photo Credit Montecarotto: Photo credit: D.Ruzziconi, L.Soriani, G.Angradi, A. Rosati

 

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